
La semplicità spesso stupisce. In cucina è così: se si usano materie prime eccellenti ne bastano poche, trattate con cura e accostate con giudizio ed esperienza, per avere piatti eccellenti.
La Stroscia di Pietrabruna (piccolo paesino dell’entroterra di Imperia circondato dagli ulivi ) è l’esempio perfetto di questa regola. Farina, olio, zucchero, principalmente. Amalgamati insieme, con le mani, e messi in forno per completare la magia.
Una ricetta antica nata nella terra dell’olio extra-vergine d’oliva e che al nostro olio rende grande onore.
Si chiama così dal verbo “stosciare” che in dialetto ligure significa rompere, strappare. E’ infatti un dolce così friabile che da sempre non si taglia con il coltello ma si spezza con le mani.

Tutti i sensi sono chiamati a raccolta quando si mangia la stroscia: le dita che strappano sono le prime ad incontrare lo zucchero, sulla superficie; poi si sente il leggero scrocchio della pasta che si rompe – magari qualche briciola che cade sul pavimento; poi arriva il profumo leggero di olio caldo e di caramello, sempre più intenso fino a sprigionarsi in bocca. Gusto di frittella! Si, a me la stroscia ricorda delle calde frittelle ma con la consistenza dei biscotti di pasta frolla.
La potete mangiare così, un pezzetto alla volta. Fate però attenzione a non distrarvi per non farne indigestione. Oppure potete sbriciolarla su un gelato – come ho fatto io – o accostarla ad una crema pasticcera oppure ancora inzupparla in un bicchiere di vino dolce da meditazione.

Io l’ho preparata con farina di Tipo 2 perché è una farina gustosa, completa, sana. Una farina che custodisce il profumo del grano per poi sprigionarlo una volta cotta.
Come olio, poi, ho usato proprio quello della Riviera di Ponente, coltivato nelle vicinanze di Imperia, a Cervo Ligure, dove abbiamo un piccolo uliveto di famiglia. E’ un olio delicato, poco acido, profumato e per questo perfetto per essere utilizzato in dosi abbondanti come richiede questa ricetta.
Invece, anticamente per far lievitare leggermente l’impasto si usava il “levau“, ossia farina impastata con acqua e lasciata riposare per 5 giorni sotto varie coperte nel posto più riparato della casa. Oggi invece si può usare tranquillamente il lievito per dolci; il risultato non cambia ma il risparmio di tempo è evidente. Ed è così facile e veloce da preparare che viene voglia di averla sempre pronta sul tavolo di cucina.
Se provate a cucinarla poi fatemi sapere se ne siete rimasti stregati anche voi!

Ingredienti
- 500 g di farina 00 o tipo 2
- 1 bustina di lievito per dolci
- 150 g di zucchero semolato
- 1 pizzico di sale
- 250 g di olio extravergine d’oliva
- 1 bicchiere di Vermouth o di Marsala
- 2 cucchiai di zucchero semolato per spolverare la superficie
- scorza grattugiata di un limone (facoltativo)
Istruzioni
- Setacciate la farina con il lievito e lo zucchero. Formate una fontana sulla spianatoia, mettete un poco d'olio al centro e iniziate ad impastare. Aggiungete olio e liquore, alternandoli, poco alla volta e continuate ad impastare energicamente. Aggiungete se volte la scorza grattugiata di limone.
- Continuate a lavorare la pasta fino ad ottenere la stessa consistenza di una pasta frolla. Se necessario fermatevi prima di aver aggiunto tutto l’olio o diversamente aggiungete poche gocce d’acqua se l’impasto fatica a compattarsi. Se usate la farina semi-integrale di tipo 2 è probabile che sia necessario aggiungere liquidi per ottenere la consistenza desiderata.
- Stendete la pasta in una teglia o in una placca unta d'olio allo spessore di un centimetro e cospargetela con due cucchiai di zucchero semolato.
- Infornate a 180° e cuocete per circa 30 minuti o fino a quando la torta non sarà dorata.
- Attendete che si raffreddi prima di servirla.



Paese di Pietrabruna. Ph credit: comunedipietrabruna.it
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